Una rete che protegge: istituzioni e comunità contro la violenza di genere
17/04/2026
Nel cuore di Pordenone, tra le sale storiche di Palazzo Montereale Mantica, si è sviluppato un confronto che ha lasciato emergere con chiarezza un principio operativo: la tutela delle vittime di violenza di genere passa da un sistema capace di funzionare come un organismo unico, in cui ogni componente agisce in connessione con le altre. Il convegno “Riconoscere la violenza di genere – Informazione, prevenzione e tutela delle vittime” ha offerto uno spazio concreto di dialogo tra figure istituzionali, professionisti e rappresentanti del territorio, delineando una visione pragmatica e condivisa.
Un sistema coordinato per risposte efficaci
La presenza della Prefettura, rappresentata dal Prefetto Michele Lastella e dal vice prefetto aggiunto Carolina Costa, ha sottolineato il ruolo di regia istituzionale necessario per rendere operative le strategie di contrasto. Non si tratta di una funzione formale, ma di un presidio concreto che garantisce coerenza tra interventi diversi e continuità nelle azioni. In questo contesto, il contributo del Questore Graziella Colasanto ha restituito una lettura lucida del fenomeno, evidenziando come la capacità di intervenire tempestivamente sia legata alla qualità delle relazioni tra i soggetti coinvolti.
Le forze dell’ordine, rappresentate dal Commissario Capo Giusy Valenti, hanno illustrato protocolli operativi sempre più strutturati, che integrano competenze tecniche e sensibilità relazionale. L’ascolto della vittima, spesso in condizioni di fragilità estrema, richiede preparazione specifica e continuità nel supporto, elementi che oggi trovano spazio in procedure aggiornate e in un approccio più consapevole.
Prevenzione, comunità e responsabilità condivisa
Accanto all’intervento repressivo, emerge con forza il tema della prevenzione. Il contributo della sanità, attraverso la Dott.ssa Fabiana Nascimben, ha evidenziato il valore dell’intercettazione precoce nei contesti di emergenza, dove segnali apparentemente isolati possono rivelare situazioni di rischio. Parallelamente, i centri antiviolenza, rappresentati dalla Dott.ssa Anna Campanile, continuano a svolgere un ruolo essenziale nell’accompagnamento delle vittime, offrendo protezione e percorsi di autonomia.
Un elemento spesso meno visibile, ma determinante, riguarda il lavoro sugli autori di violenza. Gli interventi della dott.ssa Giuseppina Di Francia e di Antonio Aprea hanno posto l’attenzione su percorsi di responsabilizzazione che mirano a interrompere dinamiche recidivanti, affrontando le radici culturali e comportamentali del fenomeno.
Significativa anche la partecipazione del Leo Club Pordenone Sylvis, con il presidente Riccardo Pinna, che ha portato la voce delle nuove generazioni. La loro presenza non si è limitata a un contributo simbolico: ha rappresentato un segnale concreto di coinvolgimento attivo nella costruzione di una cultura fondata su rispetto ed educazione.
Tra i momenti più intensi, la testimonianza diretta di una donna sopravvissuta a anni di stalking ha dato profondità al dibattito, trasformando i dati e le procedure in esperienza vissuta. Il suo racconto ha reso evidente quanto una rete efficiente possa incidere realmente sulla vita delle persone.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre richiamato l’utilizzo dell’applicazione YouPol, uno strumento che consente segnalazioni anche anonime, rafforzando il coinvolgimento dei cittadini nella prevenzione. Un invito che chiama in causa una responsabilità diffusa: riconoscere i segnali, non restare indifferenti, contribuire alla sicurezza collettiva con strumenti accessibili.
Il quadro che emerge non è quello di un sistema perfetto, ma di una struttura in evoluzione, sempre più consapevole delle proprie criticità e potenzialità. Una rete che, quando funziona, diventa un presidio reale contro la violenza e un punto di riferimento concreto per chi cerca protezione.
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