Sicurezza sul lavoro, Roberti: la prevenzione si impara fin dai banchi di scuola
18/04/2026
La sicurezza, per essere davvero efficace, deve diventare prima di tutto una forma di educazione civile. È questo il messaggio emerso con nettezza a Trieste, durante la cerimonia di premiazione degli studenti della scuola secondaria di primo grado Giuseppe Caprin, protagonisti di un percorso formativo dedicato alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un appuntamento dal forte valore simbolico e pratico, perché ha posto al centro un tema spesso affrontato soltanto quando accade un incidente, mentre richiede attenzione costante, consapevolezza diffusa e formazione continua.
La prevenzione come responsabilità collettiva
Nel suo intervento, l’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti ha richiamato una visione ampia del concetto di sicurezza, che non si esaurisce nell’azione delle Forze dell’ordine o nell’apparato sanzionatorio, ma riguarda in modo diretto anche i contesti professionali, produttivi e istituzionali. La sicurezza sul lavoro, in questa prospettiva, non può essere considerata una materia tecnica riservata agli addetti ai lavori: riguarda imprenditori, dirigenti, associazioni, lavoratori e, in una prospettiva educativa lungimirante, anche i più giovani.
Il richiamo alla cultura della prevenzione assume un peso particolare in una fase in cui il dibattito pubblico si concentra spesso sugli effetti delle violazioni, trascurando la necessità di costruire comportamenti corretti prima ancora che si verifichi il danno. Le norme e i protocolli esistono per proteggere le persone, ma la loro efficacia dipende dalla capacità di trasformarli in prassi quotidiana, in attenzione concreta, in responsabilità condivisa.
Un progetto formativo che guarda al futuro
Il percorso seguito dagli studenti della scuola Caprin si inserisce all’interno di un protocollo sottoscritto in Prefettura insieme al Consolato dei Maestri del lavoro di Trieste. Un impianto che conferisce all’iniziativa una dimensione istituzionale ben definita e, allo stesso tempo, ne rafforza il valore didattico. La scelta di coinvolgere ragazze e ragazzi della scuola secondaria di primo grado rivela una precisa intenzione culturale: radicare la sensibilità verso la sicurezza in un’età in cui si formano abitudini, linguaggi e atteggiamenti destinati a durare nel tempo.
La consegna del diploma di “ambasciatore della sicurezza” e di un gilet ad alta visibilità non è stata soltanto una cerimonia conclusiva, ma il riconoscimento pubblico di un percorso che ha voluto dare forma concreta a un apprendimento civico. Il titolo assegnato agli studenti contiene già una direzione precisa: la sicurezza non è un sapere da custodire passivamente, ma un valore da trasmettere, promuovere e difendere nei contesti della vita quotidiana.
Roberti ha parlato di “piccoli semi” destinati a germogliare nel tempo. È un’immagine efficace, perché descrive bene il senso di iniziative di questo tipo: non producono risultati immediatamente misurabili, ma incidono in profondità sul modo in cui le nuove generazioni percepiscono il rischio, la responsabilità personale e la tutela della collettività. Ed è proprio qui che il progetto acquista una rilevanza che va oltre il singolo evento scolastico.
Alla cerimonia hanno preso parte, accanto all’assessore regionale, anche il prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi, il vicesindaco Serena Tonel, il presidente del Consiglio comunale Francesco di Paola Panteca, l’assessore comunale all’Educazione Maurizio De Blasio, il console regionale dei Maestri del lavoro Roberto Gerin e il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Valmaura Mauro Dellore. Una presenza corale che ha restituito con immediatezza il senso di una collaborazione istituzionale ampia, necessaria quando si affrontano temi che toccano il lavoro, la scuola e la qualità della vita civile.
L’idea che gli incidenti sul lavoro siano qualcosa di inaccettabile, come ha sottolineato Roberti, acquista maggiore forza proprio quando entra nel linguaggio delle nuove generazioni. Educare alla prevenzione significa infatti costruire cittadini più attenti, lavoratori più consapevoli e comunità più mature. In questo passaggio, la scuola si conferma uno dei luoghi più autorevoli e fecondi in cui avviare un cambiamento culturale autentico.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to