Gemona, 50 anni dal sisma: il modello Friuli esempio nazionale
07/05/2026
Gemona del Friuli ha reso omaggio alle vittime del terremoto del 1976 con una cerimonia al cimitero cittadino, davanti al monumento dedicato ai caduti del sisma. Alla commemorazione hanno partecipato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro Giancarlo Giorgetti e le più alte cariche della Regione Friuli Venezia Giulia.
La deposizione della corona ha aperto un momento di memoria istituzionale e civile dedicato a una delle pagine più dolorose della storia friulana. Il sisma del 1976 causò quasi mille vittime e devastò intere comunità, ma da quella tragedia nacque anche un percorso di ricostruzione che ancora oggi viene indicato come riferimento nazionale per capacità organizzativa, coesione sociale e rapporto tra istituzioni e territori.
Fedriga: la rinascita del Friuli è una testimonianza per il Paese
A margine della cerimonia, il governatore Massimiliano Fedriga ha sottolineato il valore della presenza delle massime istituzioni dello Stato a Gemona. Secondo il presidente della Regione, la partecipazione del Capo dello Stato, della Presidente del Consiglio, del ministro Giorgetti e delle autorità regionali conferma quanto il dramma vissuto dal Friuli e la capacità della sua comunità di rialzarsi rappresentino una testimonianza e un esempio per l’intero Paese.
Fedriga ha richiamato il significato profondo del modello Friuli, spiegando che il suo valore non si limita alla ricostruzione materiale di città, paesi, case e infrastrutture. Quel modello, ha osservato, esprime soprattutto uno spirito di comunità capace di lavorare insieme, di reagire alla distruzione e di restituire alle nuove generazioni la possibilità di costruire il proprio futuro nella terra d’origine.
Autonomia, decentramento e responsabilità delle comunità
Nel ricordare l’esperienza della ricostruzione, il governatore ha posto l’accento anche sul ruolo del decentramento e dell’autonomia. La rinascita del Friuli fu possibile attraverso un coinvolgimento diretto dei territori, delle amministrazioni locali e delle comunità colpite, chiamate a partecipare attivamente alle scelte necessarie per rimettere in piedi abitazioni, servizi, attività economiche e luoghi della vita quotidiana.
Quella stagione resta, nella lettura della Regione, un patrimonio civile prima ancora che amministrativo. La ricostruzione non fu soltanto un insieme di cantieri, ma un processo collettivo in cui la popolazione friulana seppe trasformare il dolore in responsabilità, organizzazione e fiducia. Per questo, a cinquant’anni dal sisma, Gemona continua a essere uno dei simboli più forti della capacità di una comunità di reagire senza perdere il legame con la propria identità.
La memoria delle vittime come primo dovere pubblico
Fedriga ha infine richiamato il significato dell’avvio della commemorazione nel luogo dedicato ai caduti del terremoto. L’omaggio alle vittime, ha spiegato, rappresenta il primo dovere della memoria, perché quasi mille persone persero la vita in quella tragedia e il racconto della rinascita non può essere separato dal ricordo di chi non sopravvisse al sisma.
La cerimonia al cimitero di Gemona ha assunto così il valore di un gesto pubblico di riconoscenza e responsabilità. Davanti al monumento alle vittime, la presenza delle istituzioni nazionali e regionali ha ribadito che il terremoto del 1976 appartiene alla memoria del Friuli e alla storia dell’Italia, come ferita collettiva e come esempio di ricostruzione fondata su comunità, autonomia e lavoro condiviso.
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