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Nord Est, sicurezza peggiorata per un’impresa su tre

14/05/2026

Nord Est, sicurezza peggiorata per un’impresa su tre

Un’impresa del terziario su tre nel Nord Est segnala un peggioramento della sicurezza nel 2025, con furti, aggressioni, baby gang, mala movida, abusivismo e contraffazione tra i fenomeni indicati con maggiore preoccupazione. Il dato emerge dalla tredicesima edizione della Giornata di Confcommercio “Legalità, ci piace!”, dedicata all’impatto dell’illegalità sull’economia reale e sulle attività del commercio e dei pubblici esercizi.

Illegalità, il conto nazionale arriva a 41 miliardi

Secondo le stime dell’Ufficio studi di Confcommercio, nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 41 miliardi di euro, mettendo a rischio 284mila posti di lavoro regolari. Il peso economico maggiore arriva dall’abusivismo commerciale, stimato in 10,5 miliardi, seguito dall’abusivismo nella ristorazione, pari a 8,5 miliardi.

La contraffazione incide per 5 miliardi, il taccheggio per 5,4 miliardi, mentre gli altri costi collegati alla criminalità, tra ferimenti, assicurazioni e spese difensive, raggiungono 7,4 miliardi. A questi si aggiungono 4,2 miliardi legati alla cyber criminalità, voce ormai stabilmente presente tra i rischi per le imprese.

Nel Nord Est pesano furti, aggressioni e degrado urbano

Nel focus territoriale sul Nord Est, il 30% delle imprese segnala un peggioramento della sicurezza, valore leggermente superiore alla media nazionale del 29%. Nei grandi centri urbani la percezione di insicurezza sale al 38,6%, confermando una maggiore esposizione delle attività economiche nelle aree più dense e frequentate.

Le aggressioni sono indicate in aumento dal 29,7% degli imprenditori, mentre i furti dal 29,2%, entrambi sopra i valori nazionali. Il 31,3% teme che la propria attività sia esposta a rischi criminali, con i furti al primo posto tra le preoccupazioni, citati dal 37,3% degli intervistati.

Preoccupa anche il fenomeno delle baby gang, riscontrato dal 27,2% delle imprese del Nord Est, e quello della mala movida, temuto dal 37,8% degli imprenditori soprattutto per vandalismi e degrado urbano. Abusivismo e contraffazione penalizzano il 66,3% delle attività, principalmente per concorrenza sleale e riduzione dei ricavi.

Confcommercio chiede presidi fissi nelle zone a rischio

Il taccheggio colpisce il 60,7% delle imprese commerciali. Tra i prodotti sottratti con maggiore frequenza figurano profumi e cosmetici, abbigliamento e accessori moda. Per rispondere a questi rischi, l’88,4% delle imprese ha già investito in sicurezza, soprattutto attraverso videosorveglianza e sistemi di allarme.

Per Confcommercio Friuli Venezia Giulia, guidata dal presidente Gianluca Madriz insieme ai presidenti territoriali Fabio Pillon, Antonio Paoletti e Giovanni Da Pozzo, i fenomeni illegali alterano la concorrenza, scoraggiano gli investimenti e indeboliscono il ruolo dei negozi come presidi sociali del territorio.

Il 54,2% degli imprenditori ritiene che la presenza di negozi sfitti favorisca la microcriminalità, mentre il 75,1% chiede l’introduzione di presidi fissi, come la polizia di quartiere, nelle aree più esposte. Resta alta la fiducia nelle istituzioni: il 68,4% considera fondamentale sporgere denuncia e indica nelle forze dell’ordine e nelle associazioni di categoria i principali riferimenti per la tutela delle imprese.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.