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Friuli Venezia Giulia, Regione e Caritas verso una rete più forte per contrasto alla povertà

16/04/2026

Friuli Venezia Giulia, Regione e Caritas verso una rete più forte per contrasto alla povertà

Mettere ordine, dare continuità, costruire una visione comune. È su questo terreno che la Regione Friuli Venezia Giulia intende rafforzare il confronto con il sistema delle Caritas regionali, puntando a trasformare una pluralità di esperienze già attive in un impianto più strutturato, capace di incidere sia sull’inclusione delle persone detenute sia sulle nuove forme della povertà. Il tema è emerso con nettezza a Palmanova, durante l’incontro tra l’assessore regionale alle Politiche sociali, Riccardo Riccardi, i vertici delle Caritas di Udine, Pordenone, Trieste e Gorizia e il presidente della Fondazione Esodo, realtà che da anni opera nell’accompagnamento delle persone coinvolte in percorsi di giustizia e marginalità sociale.

La linea indicata dall’assessore è chiara: valorizzare interventi che già esistono, ma che chiedono di essere coordinati dentro una visione organica. Una formula che, sul piano politico e amministrativo, significa superare la logica delle risposte isolate e costruire invece una rete stabile, capace di mettere in relazione istituzioni, terzo settore, servizi sociali e strumenti di inclusione. Il punto non è soltanto ampliare l’offerta di aiuto, ma migliorarne l’efficacia, soprattutto nei contesti più fragili e complessi.

Detenzione, reinserimento e autonomia: il modello Esodo come riferimento

Una parte centrale del confronto ha riguardato il tema dell’inclusione delle persone detenute o coinvolte in percorsi giudiziari. In questo ambito, la Regione guarda con attenzione al modello della Fondazione Esodo, nata nel 2016 su iniziativa di alcune diocesi del Nordest e progressivamente allargatasi fino a comprendere anche la diocesi di Adria-Rovigo, oltre a 23 enti del terzo settore. La fondazione si occupa di accompagnare persone che vivono situazioni di marginalità sociale dentro e fuori il carcere, affrontando il reinserimento non come un semplice ritorno alla libertà, ma come la costruzione concreta di un nuovo progetto di vita.

È proprio questo approccio ad aver suscitato l’interesse della Regione. Formazione professionale, tirocini, soluzioni abitative, accompagnamento educativo: sono questi gli strumenti considerati essenziali per investire sull’autonomia personale e ridurre il rischio di recidiva. I dati richiamati nel corso dell’incontro rafforzano questa impostazione. Nei percorsi seguiti e monitorati da Esodo negli ultimi quindici anni, la recidiva si attesterebbe intorno al 14%, un dato che assume un peso rilevante se confrontato con una popolazione carceraria regionale che conta attualmente circa 700 detenuti.

La Regione intende ora rafforzare la governance di questo settore anche attraverso un maggiore coinvolgimento dei servizi della giustizia e l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dalla Cassa delle Ammende, ente pubblico del Ministero della Giustizia che finanzia, tra l’altro, progetti di inclusione socio-lavorativa. In questa direzione si colloca anche la conferma dell’impegno sul progetto AMAES per l’housing sociale, nella convinzione che il tema dell’abitare non possa essere affrontato come risposta isolata, ma debba essere accompagnato, in molti casi, da un percorso educativo e di sostegno continuativo.

Empori solidali e contrasto alla povertà: verso un welfare più coordinato

Il confronto con le Caritas non si è fermato al tema dell’esecuzione penale e del reinserimento. Un altro capitolo importante ha riguardato il contrasto alla povertà, letto oggi come fenomeno sempre meno riducibile alla sola mancanza di reddito. Riccardi ha insistito su questo punto con una lettura che considera la povertà come una condizione multidimensionale, segnata anche da fragilità sul piano della salute, dell’istruzione, del lavoro e della casa. In questa prospettiva, anche gli strumenti di intervento devono cambiare passo.

Da qui l’attenzione al rafforzamento della rete degli empori solidali e alla necessità di armonizzare azioni già attive sul territorio, integrandole in un sistema coerente. Il riferimento è anche all’ordine del giorno approvato a maggioranza in collegamento con la Legge di Stabilità, che impegna la Regione ad avviare un percorso di confronto per il contrasto alla povertà e per l’inclusione sociale. Il passaggio decisivo, nelle intenzioni dell’amministrazione, è quello che porta da una frammentazione spontanea di interventi a una struttura più coordinata, capace di valorizzare risorse professionali, competenze e presenza territoriale.

In questo quadro, il ruolo delle Caritas viene considerato strategico non soltanto per la capacità di fornire aiuti materiali, ma per un metodo di lavoro che unisce sostegno concreto e dimensione relazionale, cercando di accompagnare le persone verso percorsi di emancipazione. È una visione che la Regione riconosce e intende mettere a sistema, anche in considerazione delle risorse già impegnate: oltre 6 milioni di euro annui destinati alla grave marginalità e una quota di 9 milioni di euro del Fondo sociale regionale per il rafforzamento dei servizi di inclusione.

Il quadro che emerge da Palmanova è dunque quello di una Regione che, pur collocandosi tra le realtà italiane con indicatori sociali relativamente più favorevoli, sceglie di non limitarsi alla gestione ordinaria, ma di investire nella costruzione di un welfare locale più integrato. L’obiettivo, ora, sarà trasformare il confronto con i soggetti pubblici e privati in un percorso stabile, capace di utilizzare al meglio le risorse disponibili e di dare forma a risposte più efficaci per chi vive ai margini, dentro e fuori le istituzioni.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to