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Turismo, Bini apre al confronto con Mazzi

09/04/2026

Turismo, Bini apre al confronto con Mazzi
Foto da: Petra Cattaruzza, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Il cambio al vertice del Ministero del Turismo si apre nel segno della continuità istituzionale e del confronto con i territori. È questo il messaggio arrivato dall’incontro in videocollegamento tra il neoministro Gianmarco Mazzi e gli assessori regionali con delega al turismo, al quale ha preso parte anche l’assessore del Friuli Venezia Giulia Sergio Emidio Bini. Un passaggio che, almeno nelle intenzioni espresse dai partecipanti, punta a consolidare il lavoro svolto finora e a mantenere aperto un canale operativo tra Governo e Regioni su uno dei comparti più dinamici dell’economia italiana.

Nel suo intervento, Bini ha sottolineato come il turismo italiano abbia saputo reagire con efficacia alle difficoltà attraversate negli ultimi anni, tornando a mostrare risultati solidi e una capacità competitiva che ha riportato il Paese in una posizione di rilievo sul piano internazionale. Il riferimento è a un percorso di ripresa che, per molte destinazioni italiane, ha superato la semplice fase di recupero post-pandemico, trasformandosi in un’occasione di riposizionamento strategico dell’offerta.

Il Friuli Venezia Giulia come caso di crescita nel turismo post-pandemico

Nel ragionamento proposto dall’assessore regionale, il Friuli Venezia Giulia viene indicato come uno degli esempi più evidenti di questa traiettoria. I numeri citati parlano di un incremento del 21,2% delle presenze turistiche nel 2025 rispetto al 2019, con il superamento della soglia degli 11 milioni di presenze complessive. Un risultato che, secondo Bini, non può essere letto come una semplice conseguenza del rimbalzo post Covid, ma come l’esito di una strategia costruita nel tempo.

Dietro la crescita, infatti, viene richiamato un insieme di fattori che oggi rappresentano la vera linea di sviluppo del comparto: investimenti mirati, miglioramento progressivo della qualità dell’offerta, valorizzazione delle specificità territoriali e un’interlocuzione stabile tra livelli istituzionali. È proprio questo l’aspetto politico più rilevante emerso dal confronto con il nuovo ministro: la convinzione che il turismo non possa essere governato soltanto da una logica promozionale nazionale, ma richieda una regia condivisa con le Regioni, che sono il primo presidio della programmazione turistica e della costruzione dei prodotti territoriali.

Nel caso del Friuli Venezia Giulia, questa impostazione si è tradotta in una strategia capace di rafforzare l’attrattività della regione lungo più direttrici: mare, montagna, borghi, enogastronomia, eventi, turismo culturale e outdoor. Un’offerta che ha progressivamente ampliato il proprio pubblico e che oggi cerca di posizionarsi in modo più netto all’interno del mercato turistico nazionale e internazionale.

Il nodo politico: fare sistema senza svendere i territori

L’incontro con Mazzi ha avuto anche un significato politico più ampio. Per Bini, l’avvicendamento al Ministero non dovrebbe interrompere un metodo di lavoro che, negli ultimi anni, ha puntato a una maggiore integrazione tra istituzioni. Da qui il richiamo al lavoro svolto dalla precedente ministra Daniela Santanchè e il ringraziamento al coordinatore della commissione Turismo della Conferenza delle Regioni, Daniele D’Amario, per il ruolo di raccordo tra le amministrazioni regionali.

Nel merito, l’assessore ha insistito su un punto che oggi attraversa buona parte del dibattito sul turismo italiano: la necessità di promuovere il patrimonio del Paese senza impoverirlo o banalizzarlo. Quando Bini parla di valorizzare il patrimonio turistico, storico, naturalistico e culturale “senza svenderlo”, richiama un equilibrio delicato ma decisivo. Il turismo cresce se i territori diventano riconoscibili, desiderabili e accessibili, ma questa crescita perde valore se si traduce in omologazione, consumo rapido delle destinazioni o abbassamento della qualità complessiva dell’esperienza.

È qui che il richiamo al “fare sistema” assume un significato concreto. Condividere best practice, coordinare strategie e tenere insieme promozione, sostenibilità e identità locale non è più un’opzione accessoria: è il terreno su cui si giocherà la capacità dell’Italia di restare competitiva in un mercato sempre più affollato e selettivo.

L’incontro tra il nuovo ministro e gli assessori regionali, per ora, non produce annunci clamorosi né svolte immediate. Restituisce però un’indicazione precisa: il turismo italiano continua a essere uno dei principali asset economici e simbolici del Paese, e la sua tenuta dipenderà dalla capacità di trasformare la crescita degli ultimi anni in una politica industriale stabile, coerente e radicata nei territori.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.