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Trieste presenta Acquamarina, il nuovo centro natatorio terapeutico sul porto

26/03/2026

Trieste presenta Acquamarina, il nuovo centro natatorio terapeutico sul porto

Trieste aggiunge un tassello importante al ridisegno del proprio fronte mare con la presentazione del progetto del nuovo centro natatorio terapeutico Acquamarina, struttura pensata per coniugare attività in acqua, riabilitazione, trattamento terapeutico e qualità architettonica in uno dei punti più significativi della trasformazione urbana cittadina. Il progetto, curato dallo studio bolognese TECO+partners, è stato illustrato alla presenza del sindaco Roberto Dipiazza, degli assessori Everest Bertoli ed Elisa Lodi, insieme al direttore del Servizio Project Financing Andrea Brunetta. L’intervento sorgerà nel porto di Trieste, inserendosi lungo il fronte del molo con un volume compatto e regolare, in dialogo con un’area che sta vivendo una fase di profonda riqualificazione urbana. :contentReference[oaicite:2]{index=2}

La nuova struttura si colloca infatti in un contesto già segnato da interventi rilevanti, come la ristrutturazione del palazzo ex Meccanografico, oggi nuova sede di Esatto, la riqualificazione della stazione ferroviaria di Campo Marzio e il progetto del Parco del Mare. In questo scenario Acquamarina non viene presentata come un episodio isolato, ma come parte di una visione più ampia che punta a ricucire il rapporto tra città, porto e servizi, introducendo una funzione pubblica capace di rispondere a bisogni sanitari, riabilitativi e sportivi. Il sindaco Dipiazza ha definito l’opera “un progetto bellissimo”, sottolineando come Trieste abbia bisogno di strutture di questo tipo. :contentReference[oaicite:3]{index=3}

Quattro vasche con acqua di mare per terapia e riabilitazione

Il cuore del progetto è rappresentato dalle quattro vasche, tutte alimentate con acqua di mare a diverse temperature, elemento che caratterizza in modo netto l’identità dell’intervento. La principale sarà la vasca talassoterapica, lunga 25 metri e larga 10, con rampa di accesso e altezza dell’acqua variabile da 1,35 a 1,60 metri. A questa si affiancheranno una vasca dedicata alle malattie neurodegenerative, di 12 metri per 6,50 con rampa di accesso e acqua alta 1,20 metri, una vasca riabilitativa di 5 per 11 metri con profondità compresa tra 0,8 e 1,20 metri, e un percorso vascolare lungo 10 metri lineari con acqua a 0,8 metri. :contentReference[oaicite:4]{index=4}

La presenza di vasche diversificate per funzione e caratteristiche segnala con chiarezza la natura specialistica del centro, orientato non soltanto al nuoto in senso tradizionale, ma soprattutto alla presa in carico terapeutica e riabilitativa di esigenze differenti. L’organizzazione interna, come spiegato dai progettisti, integra infatti funzioni natatorie e terapeutiche in un sistema unitario, accessibile e sviluppato interamente al piano terra per quanto riguarda la parte principale delle attività in acqua. Le grandi vetrate rivolte verso il porto metteranno inoltre in relazione diretta la sala vasche con il paesaggio marittimo, costruendo un dialogo visivo tra l’esperienza terapeutica e l’ambiente circostante. :contentReference[oaicite:5]{index=5}

Spazi accessibili e servizi pensati per un’utenza ampia

L’edificio si svilupperà su un basamento rialzato e presenterà una facciata caratterizzata da elementi strutturali capaci di generare profondità e protezione, creando una sorta di filtro tra ambienti interni ed esterni. La distribuzione degli spazi è stata progettata per rispondere a esigenze diverse e per garantire un’elevata accessibilità. Al piano rialzato sono previsti spogliatoi dedicati all’utenza principale, agli ipovedenti e agli utenti non autonomi, una scelta che chiarisce l’attenzione posta nei confronti della fragilità e della necessità di rendere pienamente fruibile ogni parte della struttura. :contentReference[oaicite:6]{index=6}

Al primo piano troveranno posto gli ambienti destinati alla ginnastica terapeutica, al trattamento fisioterapico e un ampio punto di ristoro panoramico aperto sul mare e sulla città. La presenza di questi spazi completa la funzione del centro e lo trasforma in una struttura capace di offrire non soltanto prestazioni legate all’acqua, ma anche servizi complementari che accompagnano i percorsi di cura e riabilitazione in un ambiente pensato per essere insieme funzionale e gradevole. È una concezione che prova a superare la separazione rigida tra infrastruttura sanitaria, spazio sportivo e luogo urbano, mettendo al centro l’esperienza complessiva della persona. :contentReference[oaicite:7]{index=7}

Un investimento da 16 milioni con forte attenzione alla sostenibilità

Sul piano economico l’intervento ha un valore complessivo di 16 milioni di euro. Di questi, come ha ricordato l’assessore alle Politiche finanziarie Everest Bertoli, quasi 13 milioni sono fondi comunali, mentre 1 milione arriva dalla Regione e 2 milioni da risorse statali. Bertoli ha definito Acquamarina un’opera innovativa ed ecosostenibile, sottolineando l’entità dell’impegno economico necessario per realizzare una struttura che l’amministrazione considera all’altezza del contesto urbano triestino. Anche l’assessora Elisa Lodi ha insistito sul valore dell’intervento, definendolo una struttura sicura e all’avanguardia, capace di rispondere alle esigenze del territorio. :contentReference[oaicite:8]{index=8}

La sostenibilità rappresenta uno dei pilastri dichiarati del progetto. Tra le soluzioni previste figurano un impianto di illuminazione a basso consumo con tecnologia LED dimmerabile, un impianto fotovoltaico da 132,6 kWp per la produzione di energia elettrica, isolamento termico ad alta efficienza in lana di roccia in linea con i CAM 2025, materiali isolanti antiriverbero ad alte prestazioni acustiche, ventilazione meccanica ad alta efficienza con recuperatori di calore, integrazione con ventilazione naturale, vetri selettivi per ottimizzare l’apporto solare e dispositivi fissi di protezione per limitare il surriscaldamento interno. Non si tratta di un apparato tecnico secondario, ma di una componente decisiva del progetto, che cerca di tenere insieme qualità architettonica, comfort d’uso e riduzione dei consumi. :contentReference[oaicite:9]{index=9}

La gara entro l’estate, lavori tra fine 2026 e inizio 2027

Per quanto riguarda i prossimi passaggi, l’assessore Bertoli e il direttore Brunetta hanno confermato che, una volta ottenuti i pareri positivi dalle autorità competenti, l’intenzione dell’amministrazione è quella di bandire entro l’estate una gara unica per la realizzazione dell’opera e la sua gestione. Il cronoprogramma indica un possibile avvio dei lavori tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, tempi che collocano il progetto in una fase ormai avanzata dal punto di vista della programmazione, pur restando legati agli adempimenti tecnici e autorizzativi ancora necessari. :contentReference[oaicite:10]{index=10}

La firma progettuale di TECO+partners si inserisce, in questo quadro, con un bagaglio di esperienza già consolidato nel settore degli impianti sportivi. Lo studio, con sede a Bologna, riunisce sei soci e circa trenta professionisti tra architetti, ingegneri civili e designer, e ha realizzato oltre cento progetti in questo ambito, affrontando ogni intervento come sintesi tra architettura, gestione, sostenibilità e dimensione sociale. È un profilo coerente con la natura di Acquamarina, che non punta a essere soltanto una nuova piscina, ma un’infrastruttura urbana complessa, destinata a incidere sulla qualità dei servizi e sull’immagine stessa del waterfront triestino. Se i prossimi passaggi amministrativi procederanno secondo i tempi indicati, il progetto potrà diventare uno degli interventi più interessanti della trasformazione in corso sul fronte portuale della città. :contentReference[oaicite:11]{index=11}

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to