Piante medicinali e aromatiche a rischio: il report di Legambiente sulla flora officinale in Italia
04/03/2026
Le piante medicinali e aromatiche, da sempre alleate del benessere umano e utilizzate in erboristeria, cosmetica, farmaceutica e cucina, stanno affrontando minacce sempre più serie. Crisi climatica, perdita di habitat naturali, raccolta intensiva e commercio illegale stanno infatti mettendo sotto pressione numerose specie presenti sul territorio italiano.
A fare il punto sulla situazione è Legambiente con il report “Natura selvatica a rischio 2026. Piante medicinali e aromatiche: preservare la salute, il patrimonio e i mezzi di sussistenza”, diffuso in occasione della Giornata mondiale della natura selvatica, dedicata quest’anno proprio alle piante officinali.
Secondo il rapporto, alcune delle specie più minacciate nella Penisola sono genziana lutea, arnica montana e artemisia nana, classificate come vulnerabili o quasi minacciate. A queste si aggiungono anche ginepro, liquirizia, valeriana ed erba di San Giovanni, sempre più esposte al rischio di sovrasfruttamento e alla riduzione degli habitat naturali.
Un patrimonio naturale ed economico da oltre un miliardo di euro
Le piante medicinali e aromatiche rappresentano non solo una risorsa naturale di grande valore, ma anche un settore economico rilevante. In Italia, secondo gli ultimi dati disponibili del 2023, il comparto delle piante officinali muove un mercato superiore al miliardo di euro.
Il Paese dispone inoltre di una significativa superficie coltivata dedicata a queste specie: quasi 9.000 ettari, con circa 130 specie coltivate e oltre 400 produttori specializzati.
Il Piemonte è la regione leader nella coltivazione, con circa 750 ettari, e tra le aree più note figura il distretto di Pancalieri, tra le province di Torino e Cuneo, famoso per la produzione di menta piperita, melissa, salvia, camomilla, echinacea e altre piante officinali.
Accanto alle coltivazioni, l’Italia possiede una ricchissima presenza di specie spontanee, soprattutto nelle regioni del centro-sud, nelle isole, lungo l’Appennino centrale e nelle Alpi.
Le specie più minacciate dalla crisi climatica
Tra le piante più vulnerabili evidenziate dal report figura la genziana lutea, utilizzata soprattutto in erboristeria per le sue radici. Negli ultimi anni questa specie ha registrato una contrazione significativa delle popolazioni nelle Alpi e nell’Appennino, nonostante sia protetta dalla Direttiva Habitat europea.
In Sardegna la situazione appare particolarmente critica: studi condotti tra il 2016 e il 2023 classificano la specie come “in pericolo” a causa della perdita di habitat e della pressione della raccolta in natura.
Secondo alcune stime, in alcune aree mediterranee la genziana potrebbe registrare una riduzione dell’areale superiore al 50% tra il 2050 e il 2070.
Il quadro complessivo desta preoccupazione anche su scala europea: dati dell’IUCN indicano che il 31% delle piante officinali del continente è in declino, mentre a livello globale tra 50.000 e 70.000 specie vengono raccolte per le loro proprietà curative, culturali ed economiche.
La diffusione delle piante officinali sul territorio italiano
Le condizioni climatiche e ambientali della Penisola favoriscono la presenza di numerose specie aromatiche e medicinali. Nelle regioni mediterranee del centro-sud e delle isole, grazie al clima caldo e ai terreni ben drenati, prosperano specie come origano, rosmarino, timo, cappero e finocchietto selvatico.
In Sardegna, tra le specie più caratteristiche figurano mirto, elicriso e lentisco, mentre la macchia mediterranea presente in regioni come Calabria, Puglia e Basilicata ospita numerose piante officinali spontanee.
Nelle aree montane dell’Appennino centrale e delle Alpi si trovano invece specie alpine di grande valore erboristico, come arnica e genziana, spesso presenti in contesti naturali protetti che garantiscono elevati livelli di biodiversità.
Le proposte di Legambiente per tutelare la flora officinale
Il report individua alcune azioni prioritarie per salvaguardare questo patrimonio naturale. Tra le principali proposte avanzate da Legambiente vi sono:
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evitare il sovrasfruttamento delle piante officinali attraverso regole chiare sulla raccolta;
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introdurre criteri quantitativi e tecniche sostenibili uniformi su tutto il territorio nazionale;
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rafforzare le campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini;
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promuovere soluzioni basate sulla natura, come il recupero di habitat degradati;
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accelerare la creazione di nuove aree protette e migliorare la gestione di quelle esistenti.
Secondo Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente, la flora officinale rappresenta una risorsa biologica ed economica strategica che richiede politiche di gestione fondate su basi scientifiche e su una pianificazione attenta del territorio.
Buone pratiche e filiere sostenibili
Nel report vengono inoltre segnalate sei buone pratiche italiane dedicate alla tutela delle piante officinali. Tra queste figurano iniziative regionali per la catalogazione delle specie spontanee, progetti europei di valorizzazione delle piante aromatiche e programmi locali per la conservazione della biodiversità.
Un esempio citato è la filiera responsabile dei Monti Ernici, nel Lazio, dove l’erborista Marco Saranda promuove un modello di raccolta e lavorazione delle piante officinali che coniuga tradizione erboristica e sostenibilità ambientale.
Posidonia oceanica: una pianta chiave per l’ecosistema marino
Il report dedica spazio anche alla posidonia oceanica, pianta marina fondamentale per la salute del Mediterraneo. Le praterie di posidonia svolgono infatti un ruolo ecologico essenziale: filtrano l’acqua, migliorano la trasparenza del mare e offrono habitat a centinaia di specie animali e vegetali.
La loro presenza contribuisce anche alla qualità delle attività economiche legate al mare, come il turismo sostenibile e la pesca artigianale.
Il tema sarà al centro anche di un press tour organizzato da Legambiente a Cagliari, nell’ambito della campagna nazionale “I cantieri della transizione ecologica”, con una visita all’Ecocentro Sardegna dedicata alla gestione e al recupero della posidonia spiaggiata.
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