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“Orcolat” arriva nelle sale: il Friuli racconta il terremoto, la ricostruzione e l’eredità che resta

04/03/2026

“Orcolat” arriva nelle sale: il Friuli racconta il terremoto, la ricostruzione e l’eredità che resta

 “Orcolat” si presenta come un film che sceglie la memoria per parlare al presente, mettendo in campo una narrazione capace di tenere insieme ferite e orgoglio, lutto e ricostruzione. Alla seconda anteprima, al Cinema sociale di Gemona, l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli ha riassunto il senso dell’opera con parole nette: “non solo un racconto del passato”, ma “un messaggio vivo” che attraversa il tempo e restituisce “ai giovani un’eredità vibrante fatta di radici e coraggio”.

L’anteprima di Gemona, realizzata in collaborazione con la Cineteca del Friuli, ha visto la presenza del regista Federico Savonitto, del produttore Marco Caberlotto e del sindaco di Gemona Roberto Revelant, anche presidente dell’Associazione Comuni terremotati e sindaci della Ricostruzione del Friuli. Un contesto tutt’altro che casuale: Gemona è uno dei luoghi-simbolo del sisma del 1976, e proprio nel cinquantesimo anniversario quella storia torna a farsi voce pubblica, ma con un linguaggio pensato per il pubblico di oggi.

Dalle anteprime alla distribuzione nazionale

Dopo il debutto a Pordenone, il documentario si prepara a raggiungere le sale di tutta Italia a partire da domani. La distribuzione non si limita al Friuli Venezia Giulia: oltre alle 11 proiezioni già programmate in regione, sono previste tappe in Veneto, Lazio, Lombardia, Piemonte e Sicilia. La scelta di portare “Orcolat” oltre i confini regionali è parte integrante del progetto: la resilienza friulana viene proposta come racconto collettivo, non come vicenda locale chiusa in se stessa.

In questa prospettiva, il cinquantesimo anniversario non è un numero da calendario, ma un’occasione per interrogare ciò che il terremoto ha prodotto nel tempo: una ricostruzione diventata modello, ma anche interrogativi sui primi soccorsi, sulle scelte emergenziali, sul prezzo umano pagato in quelle ore e in quei giorni.

Le voci, la musica, la complessità della ricostruzione

“Orcolat” è narrato dalla voce di Bruno Pizzul e costruisce il proprio tessuto attraverso testimonianze che appartengono a mondi diversi, ma convergono su un punto: l’identità friulana come capacità di reagire senza retorica. Ci sono figure iconiche dello sport e della vita pubblica come Dino Zoff, Manuela Di Centa e Fabio Capello; ci sono intellettuali e artisti come Paolo Rumiz, Tullio Avoledo e Davide Toffolo. Ne esce un mosaico in cui la memoria individuale diventa materiale comune.

Il film affronta anche le ombre e le frizioni dei primi soccorsi, richiamando la figura di Giuseppe Zamberletti, che in quella fase segnò un passaggio decisivo nella gestione dell’emergenza. La ricostruzione, qui, non viene trattata come un monumento intoccabile: viene raccontata nella sua forza, ma anche nella sua tensione, come processo che ha richiesto scelte, leadership, conflitti e una disciplina collettiva.

A dare ulteriore densità emotiva contribuisce la colonna sonora, che include musiche di Elisa e dei Tre Allegri Ragazzi Morti: un ponte tra generazioni che evita l’effetto “museo” e accompagna lo spettatore dentro una storia ancora capace di vibrare.

Realizzato da Kublai Film in co-produzione con Rai Cinema, “Orcolat” ha beneficiato del sostegno regionale attraverso il Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, la FVG Film Commission e la collaborazione dell’ARLeF. Un investimento culturale che, nel caso specifico, ha anche un valore civile: trasformare il dolore in patrimonio condiviso e consegnarlo, con strumenti contemporanei, a chi non c’era.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to