Mappe di Anìn, ARLeF replica a Bullian: “Scelta collegiale, trasparenza e rispetto di tutte le diversità”
04/03/2026
La discussione sulle mappe di Anìn – progetto pluriennale legato alla valorizzazione della lingua e dell’identità friulana – si sposta dal terreno dell’insinuazione a quello delle fonti e dei criteri. Dopo le osservazioni del consigliere regionale Enrico Bullian (Patto per l’Autonomia–Civica Fvg), interviene Eros Cisilino, presidente dell’ARLeF (Agenzia regionale per la lingua friulana), respingendo l’idea che la cartografia utilizzata sia frutto di interpretazioni arbitrarie o di scelte “di parte”. La posizione dell’Agenzia è netta: la mappa contestata non nasce da una lettura discrezionale, ma da un lavoro condiviso e da valutazioni collegiali, maturate all’interno di un percorso costruito nel tempo e dichiarato nei suoi obiettivi.
Due mappe, due piani diversi: territorio storico e area friulanofona
Per chiarire il punto, ARLeF ha diffuso un’immagine che affianca due rappresentazioni del Friuli, corredate da didascalie esplicite. La mappa “sotto osservazione”, spiega Cisilino, è costruita sulla base della definizione storico-geografica ricavata da una fonte considerata autorevole: la Treccani. Accanto, compare la cartina che traccia i confini dell’area friulanofona, cioè l’insieme dei Comuni riconosciuti come territorio di lingua friulana. Il cuore della replica sta qui: le due mappe non coincidono perfettamente perché non descrivono la stessa cosa. Da una parte c’è un perimetro storico, dall’altra un’area linguistica amministrativamente delimitata.
Nella ricostruzione richiamata da Cisilino, il Friuli viene descritto come territorio che si estende dal Livenza al Timavo, un’area nella quale convivono, con pari dignità, parlanti italiani, friulani, sloveni, tedeschi, veneti e bisiacchi. Un quadro che ribalta la logica della contrapposizione: la pluralità non è un’eccezione da correggere, ma un tratto costitutivo del territorio.
Monfalcone, Sagrado e la scelta di “entrare” nella delimitazione
Il presidente dell’Agenzia porta poi un elemento concreto, spesso decisivo nelle controversie: la storia amministrativa delle delimitazioni linguistiche. Tra i Comuni di lingua friulana compaiono anche Monfalcone e Sagrado, collocati in Bisiacaria; la loro presenza, osserva Cisilino, non è casuale né imposta, perché furono gli stessi Comuni a chiedere di rientrare nella delimitazione in occasione della stesura della Legge 482/1999, anticipata dalla Legge regionale 15/1996. È da questa cornice che deriva, aggiunge, la partecipazione della Bisiacaria alle celebrazioni annuali della Patria del Friuli: il riferimento identitario segue il criterio storico più ampio, non soltanto quello linguistico.
La conclusione dell’ARLeF insiste su un punto di metodo e su un punto politico-culturale: metodo, perché il lavoro sulle mappe viene rivendicato come trasparente e rigoroso; politico-culturale, perché la rappresentazione del Friuli non viene compressa in un’unica etichetta, ma restituita nella sua stratificazione, senza gerarchie tra appartenenze. Le diversità, dice Cisilino, non si eliminano a vicenda: convivono.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to