Caricamento...

friuliveneziagiulia365 Logo friuliveneziagiulia365

Carnia, dopo la sentenza sul caso Preone la Regione chiede un nuovo intervento legislativo

01/04/2026

Carnia, dopo la sentenza sul caso Preone la Regione chiede un nuovo intervento legislativo

La sentenza sul caso della morte del volontario di Protezione civile Giuseppe De Paoli, avvenuta il 29 luglio 2023, apre ora un nuovo fronte politico e istituzionale in Friuli Venezia Giulia. Dopo la riunione convocata a Tolmezzo con i sindaci della Carnia, l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi ha annunciato la volontà di sollecitare un ulteriore intervento normativo a livello nazionale, con l’obiettivo di offrire maggiori tutele a sindaci, operatori e volontari impegnati nelle attività emergenziali.

L’incontro si è svolto a poche ore dalla decisione che ha ritenuto responsabili di omicidio colposo il sindaco di Preone Andrea Martinis e il coordinatore comunale della Protezione civile Renato Valent. Secondo Riccardi, l’esito della riunione non poteva che essere interlocutorio, anche perché bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per valutare in modo più preciso i margini di intervento, compresi i tempi per un eventuale appello. 

La Regione punta a rafforzare le tutele per sindaci e volontari

Il cuore della posizione espressa dall’assessore regionale è nella richiesta di un quadro legislativo più chiaro e protettivo. Riccardi ha spiegato che esiste già un testo passato in Conferenza Stato-Regioni e avviato all’iter parlamentare, ma ha anche sottolineato la necessità di verificarne l’effettiva adeguatezza rispetto alle esigenze del sistema di Protezione civile e, più in generale, del volontariato. L’obiettivo dichiarato è arrivare a una disciplina che distingua in modo netto tra condizioni ordinarie ed emergenziali, escludendo la punibilità per colpa quando, nella gestione degli interventi, siano state rispettate le direttive operative fondate su norme e procedure.

Riccardi ha ricordato che la Regione si era già mossa nei mesi scorsi per ottenere una revisione della disciplina collegata al decreto legislativo 81/2008. A gennaio, sempre a Tolmezzo, aveva illustrato ai sindaci e ai coordinatori della Protezione civile le modifiche introdotte dal decreto legge 159 del 2025, poi convertito nella legge 198 del 2025, spiegando che quelle novità avevano già cambiato in parte il quadro delle responsabilità. Alla luce della sentenza di primo grado, però, la Regione ritiene ora necessario un ulteriore passo.

La preoccupazione dei sindaci e il timore di effetti sul sistema

Il caso giudiziario ha avuto un impatto immediato nel territorio carnico. Già il 31 marzo, subito dopo la condanna a un anno per Martinis e Valent, diversi sindaci si erano riuniti per discutere possibili forme di protesta, temendo che una simile pronuncia potesse scoraggiare amministratori e volontari e creare un precedente pesante per l’intero sistema della Protezione civile locale. 

Nel confronto di Tolmezzo, Riccardi ha insistito sulla necessità di mantenere compattezza istituzionale, condividendo l’appello del presidente della Comunità di montagna della Carnia e sindaco di Ravascletto Ermes De Crignis. Il messaggio politico è stato netto: non ci sono due parti contrapposte, ma un’unica responsabilità collettiva nel difendere un patrimonio fatto di impegno civico, gratuità e presenza sul territorio. Per l’assessore, il rischio da evitare è che il timore delle responsabilità penali finisca per indebolire un sistema considerato essenziale per la tenuta delle comunità montane e dell’intera regione.

Spese legali coperte e agenda politica già avviata

Tra i passaggi più concreti emersi dalla riunione c’è anche quello relativo agli oneri economici derivanti dalla sentenza. Riccardi ha chiarito che non sarà necessaria alcuna raccolta fondi per coprire le spese processuali e gli altri costi a carico dei condannati, perché la Regione ha già predisposto norme e coperture che consentiranno di affrontare il problema nei prossimi giorni. Parallelamente, insieme al presidente Massimiliano Fedriga, l’assessore intende chiedere un confronto ravvicinato con esponenti del Governo e parlamentari per capire se il provvedimento già in itinere possa essere rafforzato fino a riconoscere reali condizioni di non punibilità per autorità, personale e volontari impegnati nelle emergenze.

La linea della Regione, dunque, si muove su due piani: da una parte il rispetto del percorso giudiziario, dall’altra la volontà di intervenire sulle norme che regolano le responsabilità in contesti straordinari. È su questo terreno che si giocherà ora una partita decisiva, perché dalla capacità di garantire tutele più certe dipenderà anche la tenuta di un modello di Protezione civile che in Friuli Venezia Giulia viene considerato un presidio fondamentale del territorio.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.