Autostrade Alto Adriatico entra nel progetto della Cer regionale
26/03/2026
La transizione energetica del Friuli Venezia Giulia aggiunge un elemento concreto e potenzialmente decisivo con l’adesione di Autostrade Alto Adriatico alla manifestazione d’interesse per la costituzione della Comunità energetica rinnovabile regionale di area vasta. L’annuncio è arrivato a Trieste, a margine dell’incontro tra l’assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, il presidente della Concessionaria Marco Monaco e la consigliera di amministrazione Elena Buson Nicolodi. Il significato politico e operativo dell’iniziativa è chiaro: coinvolgere le società partecipate nella produzione di energia pulita e trasformare infrastrutture già esistenti in leve attive per lo sviluppo sostenibile del territorio.
Secondo quanto emerso nella fase preliminare di ricognizione, sarebbero stati individuati circa 16 ettari di superfici potenzialmente destinabili all’installazione di impianti fotovoltaici. Una disponibilità che, nelle intenzioni della Regione, potrebbe rappresentare un contributo di peso alla costruzione di una rete energetica più distribuita, più resiliente e più vicina ai bisogni delle comunità locali. La prospettiva economica, almeno nelle prime stime, è tutt’altro che marginale: si parla infatti di oltre 1,3 milioni di euro l’anno di possibili ricadute a beneficio dei territori, con un impatto che potrebbe aiutare a contenere gli effetti dei rincari energetici su famiglie e imprese.
Il ruolo delle partecipate nella strategia energetica regionale
Nelle parole dell’assessore Scoccimarro, l’adesione di Autostrade Alto Adriatico viene letta come un passaggio di grande rilievo all’interno della strategia regionale. Il punto non riguarda soltanto la messa a disposizione di superfici utili alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ma anche il metodo con cui la Regione sta cercando di costruire la propria traiettoria di transizione ecologica. Coinvolgere le società a partecipazione pubblica significa infatti ampliare il raggio d’azione delle politiche energetiche, facendo leva su soggetti che dispongono di asset strategici e che possono contribuire in modo diretto alla realizzazione di progetti con effetti concreti e diffusi.
In questo quadro, la disponibilità manifestata dalla Concessionaria assume un valore ulteriore perché riguarda un’infrastruttura centrale per la mobilità e per l’economia del Nordest. L’idea di utilizzare porzioni di sedime autostradale o aree collegate alla rete viaria per installare fotovoltaico risponde a una logica di riuso intelligente dello spazio, evitando ulteriore consumo di suolo e cercando di integrare la produzione energetica con funzioni già presenti sul territorio.
Fotovoltaico sulle aree autostradali, tra opportunità e verifiche
La dimensione del progetto, tuttavia, impone prudenza. Lo stesso assessore ha chiarito che il percorso richiederà una fase di approfondimento tecnico accurato, sia sotto il profilo normativo sia sotto quello procedurale. Non basta infatti individuare superfici potenzialmente idonee per rendere immediatamente operativa una comunità energetica di questa portata. Servono verifiche, autorizzazioni, compatibilità urbanistiche, valutazioni tecniche sulle connessioni e soprattutto un chiarimento sul regime delle aree interessate.
Una parte dei terreni presi in considerazione, infatti, rientra tra le aree demaniali date in concessione alla società. Questo rende necessario un confronto con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, titolare della proprietà, per definire in modo preciso le modalità con cui questi spazi potranno essere utilizzati e integrati nel progetto della Cer regionale. È un passaggio tutt’altro che secondario, perché da qui dipenderà una parte importante della fattibilità dell’intervento.
Una sfida di governance per trasformare le infrastrutture
Il progetto, per come viene descritto dalla Regione, non è soltanto un’operazione tecnica legata all’installazione di pannelli fotovoltaici. È anche una sfida di governance, che chiama in causa istituzioni, gestori di infrastrutture, soggetti pubblici e livelli amministrativi diversi. La trasformazione dei sedimi autostradali in fonti di energia pulita, richiamata dallo stesso Scoccimarro, presuppone una regia stabile e una capacità di coordinamento che tenga insieme visione politica, sostenibilità economica e rispetto delle cornici regolatorie nazionali.
Il ringraziamento rivolto ai vertici di Autostrade Alto Adriatico per la proattività dimostrata nelle prime fasi di studio segnala proprio questa impostazione. La Regione punta a consolidare una collaborazione che non si limiti a una manifestazione d’intenti, ma che possa tradursi in un progetto maturo, strutturato e compatibile con i vincoli esistenti. È un approccio che prova a collocare la produzione energetica rinnovabile non ai margini, ma dentro i grandi nodi infrastrutturali del territorio.
Se il percorso tecnico e istituzionale troverà soluzioni praticabili, l’adesione della partecipata regionale potrà diventare uno dei passaggi più interessanti nel processo di costruzione della Comunità energetica di area vasta del Friuli Venezia Giulia. L’elemento più significativo, a questo stadio, è che la Regione stia cercando di spostare il tema dell’energia da una dimensione astratta a una progettualità concreta, fatta di superfici disponibili, interlocuzioni amministrative e benefici misurabili per le comunità locali. È lì che si giocherà la solidità dell’iniziativa: nella capacità di trasformare un potenziale rilevante in una infrastruttura utile, sostenibile e realmente condivisa.