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Atlante dell’Acqua 2026, Legambiente: la crisi idrica è già realtà tra clima, digitale e territori

21/03/2026

Atlante dell’Acqua 2026, Legambiente: la crisi idrica è già realtà tra clima, digitale e territori

L’acqua, risorsa essenziale e spesso percepita come garantita, è oggi al centro di una pressione crescente che attraversa ambiente, economia e tecnologia. A fotografare questa realtà è l’Atlante dell’Acqua 2026, presentato da Legambiente in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo, un lavoro che mette in relazione cambiamenti climatici, modelli produttivi e nuove sfide legate alla trasformazione digitale.

Il quadro che emerge è quello di una crisi diffusa, meno visibile rispetto ad altre emergenze ma già pienamente in atto, con effetti concreti su territori, comunità e sistemi economici.

Consumi globali e impatto del digitale: una pressione in crescita

Ogni anno nel mondo vengono prelevati circa 4.000 chilometri cubi di acqua da falde, fiumi e laghi, con una quota che supera il 70% destinata all’agricoltura. Una domanda già elevata, destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni, mentre oltre 3 miliardi di persone vivono in aree soggette a scarsità idrica.

A incidere sempre di più è anche la trasformazione digitale. L’Atlante evidenzia come data center, intelligenza artificiale e criptovalute abbiano un’impronta idrica significativa, spesso sottovalutata. Un singolo data center può consumare fino a un milione di litri d’acqua al giorno, mentre le proiezioni indicano che entro il 2027 l’intelligenza artificiale potrebbe arrivare a utilizzare volumi pari a sei volte il fabbisogno idrico della Danimarca.

A questo si aggiunge la crescente domanda legata all’estrazione di materie prime strategiche, come litio e rame, fondamentali per la transizione energetica ma caratterizzate da processi produttivi fortemente idro-intensivi.

Italia tra sprechi e fragilità strutturali

Il focus nazionale evidenzia criticità rilevanti. L’Italia è tra i principali Paesi europei per prelievo di acqua potabile, ma presenta al tempo stesso livelli elevati di dispersione: il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti viene perso, con picchi che superano il 60% in alcune aree del Mezzogiorno.

A queste inefficienze si aggiungono problemi legati alla depurazione e alla qualità delle acque. Solo poco più della metà delle acque reflue viene trattata in modo conforme alla normativa europea, con effetti diretti sulla salute di fiumi, laghi e coste.

Particolarmente critiche risultano anche le contaminazioni da PFAS, sostanze persistenti che interessano acqua e suolo e che in alcuni territori hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone.

Ghiacciai e fiume Po: segnali evidenti della crisi climatica

Tra gli osservati speciali, l’Atlante indica il bacino del Po e i ghiacciai alpini. Il grande fiume del Nord Italia, fondamentale per l’agricoltura e l’economia, è sottoposto a una pressione crescente tra prelievi idrici, inquinamento e presenza di microplastiche.

In alta quota, la situazione appare altrettanto critica: tra il 2000 e il 2023 i ghiacciai alpini e dei Pirenei hanno perso circa il 39% della loro massa, con conseguenze dirette sulla disponibilità di acqua e sugli equilibri degli ecosistemi montani.

La riduzione delle nevicate e il degrado del permafrost stanno inoltre aumentando l’instabilità dei versanti, con ricadute anche sul rischio idrogeologico.

La richiesta: una gestione sostenibile e integrata

Secondo Legambiente, il tema dell’acqua richiede un cambio di approccio che metta al centro una governance più efficiente, sostenibile e circolare. Tra le priorità indicate: il rafforzamento delle infrastrutture, la riduzione degli sprechi, il controllo degli inquinanti e l’accelerazione della transizione ecologica nei settori più idro-intensivi.

Un’attenzione particolare viene rivolta anche all’impatto delle tecnologie digitali, destinato a crescere in modo significativo nei prossimi anni.

L’acqua, oltre a essere una risorsa ambientale, rappresenta un diritto umano riconosciuto a livello internazionale. La sua tutela, sottolinea il rapporto, riguarda non soltanto la sostenibilità ambientale, ma anche l’equità sociale e la stabilità economica.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to